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L'OLIO D'OLIVA



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L’olio di oliva delle colline romagnole è un olio di grande pregio, dalle rinomate capacità organolettiche, ancora poco conosciuto e apprezzato per la sua effettiva qualità.
Oggi condimento principe della cucina mediterranea, l’olio di oliva era storicamente considerato un “lusso” per quel mondo fatto di freddo, fame e fatica della Romagna di un tempo, soprattutto dell’entroterra e della montagna; nella tradizione della gastronomia popolare romagnola riecheggia soprattutto l’uso (oggi diremmo… l’abuso) di lardo e strutto, prodotti così energetici da essere considerati una sorta di “secondo cappotto per l’inverno”.
L’olio extra-vergine di oliva prodotto dagli uliveti esistenti sulle colline delle Provincie di Forlì-Cesena e di Rimini, è un olio dalle qualità distintive, per le eccellenti capacità organolettiche e la sua bassissima acidità: ha da poco ottenuto la Denominazione di Origine Protetta (D.O.P.) “Colline di Romagna”. Sui Colli di Forlì e Cesena, il territorio compreso fra Roncofreddo, Montiano, Longiano e Borghi, è quello che assicura una consistente produzione di ottima qualità; aree vocate sono anche le alture di Modigliana e Forlì, Forlimpopoli, Bertinoro, Cesena e Savignano

Colline di Romagna
Olio Extra Vergine di Oliva

In Romagna è dunque in crescita anche l'olivicoltura. Fino a poco tempo addietro rendeva ben poco, ma ravvicinarsi del riconoscimento della D.O.P. (Denominazione d'origine protetta) per l'olio da parte della Comunità Europea, consentirà ai produttori di ottenere margini di guadagno di tutto rispetto. Non a caso, ogni anno, sono piantate dieci-dodicimila piante, che si vanno a sommare a quelle già esistenti, alcune delle quali secolari.

Storia e notizie

La coltivazione dell'ulivo risale ad oltre 3000 anni fa. Si suppone che provenga dall'odierna Siria. Mentre l'uso dell'olio di oliva in cucina è più recente, si fa risalire al 1500. In Romagna, dall'età Villanoviana, al Medio Evo e oltre, e fino all'inizio del '900, numerose sono
le fonti archivistiche, ecclesiastiche e notarili che testimoniano la presenza dell'olivo nel territorio romagnolo e l'importanza dell'olio d'oliva nell'economia rurale della Romagna.
L'olivo è presente un po' ovunque e trova la sua massima concentrazione nella provincia di Rimini, privilegiando il territorio collinare con riferimento geografico nelle valli del Marecchia,
del Marano e del Conca. Una significativa presenza si ha anche nelle prime colline della provincia di Forlì-Cesena, in particolare sull'Appennino cesenate, nei territori di media e bassa collina,
ubicati soprattutto nelle valli del Rubicone, del Savio, del Montone e del Bidente.

Il territorio in esame ospita un patrimonio olivicolo importante, dal punto di vista economico e paesaggistico, anche se la presenza dell'olivo è concentrata in alcune particolari aree. La coltura
trova una maggior diffusione negli ambiti territoriali di media e bassa collina. La media collina, costituisce la parte più interna e centrale del territorio ed è contraddistinta da notevoli variazioni di quota, generalmente oscillante tra i 200 e i 400 m circa s.l.m. La bassa collina, costituisce l'ambito più diffuso sul territorio ed è contraddistinta da tutti i rilievi collinari che si trovano a quote inferiori ai 200 m.
La coltura in questi territori rappresenta con la viticoltura ormai l'unica coltura arborea possibile, occupando la manodopera aziendale in periodi non coperti da altre attività.
Le fonti statistiche della regione Emilia-Romagna riportano una superficie olivetata complessiva di circa 1400 ettari e un patrimonio olivicolo stimato in circa 300.000 piante, di cui il 70% in provincia di Rimini, il 20% in quella di Forlì-Cesena e il restante 10% in quella di Ravenna.

La superficie suddetta è approssimativa, di fatto, comprende la coltura specializzata e quella promiscua, mentre per i filari sparsi e gli alberi isolati, ancora largamente diffusi sul territorio, non vi sono dati propriamente attendibili.
La coltura si presenta sotto forma di vecchi impianti e anche di quelli specializzati, recentemente introdotti. L'esempio di coltivazione dell'olivo, tradizionale e più diffuso, è a vaso libero con densità d'impianto media pari a circa 80/100 piante/ha.
Negli impianti specializzati più recenti la densità è maggiore e si arriva anche a 300/350 piante, mentre negli impianti intensivi allevati
a monocono le stesse arrivano fino a 500/600 per ettaro.
La raccolta è fatta quasi esclusivamente a mano con il metodo della brucatura, solo recentemente alcune aziende si sono dotate di macchine agevolatrici per la raccolta (pettini pneumatici, elementi scuotitori, ecc..).
Le olive vengono molite nei 25 frantoi locali, così distribuiti sul territorio: 20 in provincia di Rimini e 5 in quella di Forlì-Cesena.
La produzione delle olive è stata nel 1999 di 2.5771 e quella dell'olio di 46.200 kg. I dati produttivi, seppure sensibilmente fluttuanti per le condizioni climatiche proprie di un'area che si trova al limite settentrionale di coltivazione dell'olivo, evidenziano in ogni caso anche la rilevanza economica della coltura sul territorio, soprattutto per la qualità dell'olio extra vergine di oliva che se ne ricava.
La coltura, in effetti, ha particolari condizioni micro-climatiche che, unitamente ad appropriate pratiche agronomiche, consentono la produzione di un olio di particolare pregio e in grado di distinguersi per le sue caratteristiche chimiche ed organolettiche.
La commercializzazione è ancora affidata ai singoli produttori che vendono il proprio prodotto sfuso direttamente ai consumatori. Alcune grosse aziende, tuttavia, hanno iniziato da qualche anno a confezionare il proprio prodotto con marchi aziendali, per valorizzarlo e ricavarne un
reddito maggiore.

Disciplinare di produzione

Zona di produzione: comprende tutto il territorio dei comuni di Coriano, Gemmano, Mondaino, Monte Colombo, Montefìore Conca, ontegridolfo, Montescudo, Morciano di Romagna, Poggio Berni, Saludecio, San Giovanni in Marignano, San Clemente, Torriana, Verucchio e in parte
Misano Adriatico, Piccione, Rimini, Santarcangelo di Romagna, in provincia di Rimini; Borghi, Castrocaro Terme e Terra del Sole, Civitella di Romagna/ Dovadola, Meldola, Mercato Saraceno,
Montiano, Predappio, Rocca San Casciano, Roncofreddo e Sogliano al Rubicone e in parte Bertinoro, Cesena, Forlì, Forlimpopoli, Longiano, Savignano sul Rubicone, in provincia di Forlì- Cesena.
La zona di produzione delle olive destinate alla produzione dell'olio extravergine di oliva "Costa Romagnola" è complessivamente a buona vocazione per la coltura ed è caratterizzata da terreni di medio impasto, a volte tendenti all'argilloso e in alcuni casi con buona presenza della frazione sabbiosa. I contenuti in calcare sono in genere elevati, la reazione è spesso sub-alcalina e scarsa è la dotazione di sostanza organica. L'olivo trova in queste zone delle buone caratteristiche podologiche per il suo sviluppo e riesce a vegetare e produrre bene, anche in terreni piuttosto compatti e argillosi, poiché lo sgrondo delle acque è assicurato dalla morfologia collinare dei terreni e delle attente pratiche colturali degli agricoltori.
I fattori naturali sono rappresentati sia dalle caratteristiche podologiche dei terreni, sia, e soprattutto, dalle condizioni microclimatiche, che influenzano direttamente le caratteristiche chimiche e organolettiche dell'olio, obbligando ad una raccolta anticipata delle olive che garantisce un'elevata qualità dell'olio. I fattori umani trovano la massima espressione nello storico attaccamento alla coltura da parte degli olivicoltori locali, che si manifesta nelle tradizionali pratiche agronomiche/ attente e preservare la pianta dell'olivo sul territorio.
Varietà di olive: frantoio e/o correggiole (sinonimo locale di frantoio), minimo 60%; leccino, massimo 40%: ammessi Dondolino, moraiolo. selvatico, rossina e capolga, massimo 15%.

Caratteristiche di coltivazione: le condizioni ambientali e di coltura degli oliveti devono essere quelle tradizionali e caratteristiche della zona e, in ogni caso, idonee a conferire le specifiche caratteristiche qualitative all'olio derivato.
I sesti d'impianto, le forme di allevamento ed i sistemi di potatura, devono essere quelli tradizionalmente in uso nella zona. Sono ammesse nuove forme di potatura e allevamento purché non modifichino le caratteristiche delle olive e dell'olio extravergine di oliva prodotto.
La produzione massima di olive per ettaro non può superare 71 con un limite sempre massimo per pianta di 60 kg. La raccolta delle olive deve essere effettuata tra il 20 ottobre e il 15 dicembre di ogni anno e può essere effettuata a mano o con mezzi meccanici. Non è ammessa la raccolta di olive cadute a terra per attacchi parassitari.
Modalità di oleifìcazione: le olive devono essere sottoposte a defogliazione e lavaggio con acqua potabile, ogni altro trattamento è vietato.
Le operazioni di oleifìcazione devono essere effettuate entro i due giorni successivi alla raccolta.
Per l'estrazione dell'olio, sono ammessi soltanto processi meccanici e fisici atti a produrre oli che presentino il più fedelmente possibile le caratteristiche peculiari originarie del frutto e presso gli impianti di molitura (frantoi) presenti in zona.
La resa massima di olive in olio non può superare il 18%.
Le operazioni di estrazione dell'olio e di confezionamento devono essere effettuate soltanto nella zona di produzione.

Caratteristiche al consumo:

colore: dal verde al giallo oro;
odore: di fruttato di oliva medio o talvolta intenso, con eventuali sensazioni di erba o foglia;
sapore: di fruttato di oliva con leggera sensazione di amaro e/o media piccante, unitamente ad eventuali sentori di mandorla, carciofo o pomodoro;
acidità massima totale espressa in acido oleico, in peso, non eccedente grammi 0,5 per 100 grammi di olio;
punteggio al panel test > =7;
È obbligatorio indicare in etichetta l'annata di produzione delle olive da cui l'olio è ottenuto.

Le caratteristiche in genere dell'olio extravergine di oliva romagnolo sono:
colore giallo con riflessi verdognoli molto intensi. L'odore di fruttato tenue ed il sapore è di media dolcezza e di acidità molto bassa, non eccessivamente strutturato e sono intermedie tra quello ligure (delicato, particolarmente adatto per i bolliti) e quello toscano o pugliese (più deciso e forte, impiegato in cucina per le carni e le bruschetto).

L'impiego ideale:

Adatto in cucina per condire insalate piuttosto ricche e per aggiunte a crudo su zuppe di ceci e fagioli, ma soprattutto per condimento di piatti importanti e complessi della gastronomia locale. Per maionese, per vellutate e besciamella, per purea di patate, su pesci bolliti, insalate
di mare delicate, per saltare carni bianche, stufare verdure, per gli impasti di pasticceria fine e biscotti, torte lievitate, per friggere frutta, dolci, omlette.

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