Itinerari: Pellegrini 2.0: il nuovo pellegrino in marcia

Pellegrini 2.0: il nuovo pellegrino in marcia I pellegrini del XXI secolo, pur mossi dalla fede, hanno certamente grandi vantaggi sui loro predecessori medievali… Un pellegrinaggio del XII secolo, comportava naturalmente moltissimi rischi e non era infrequente che si trattasse di una vera e propria “missione di vita”, in preparazione della quale si faceva, frequentemente, testamento visto e considerato che il rientro non era assicurato.

Oggi, le condizioni che trovano i moderni pellegrini sono decisamente più rassicuranti; un pellegrinaggio è caratterizzato dalla fatica fisica del viaggio a piedi con uno zaino sulle spalle ma esso diventa anche esperienza totale di scoperta, di immersione e contatto con la natura,  da cui oramai ci siamo tendenzialmente allontanati, oltrechè pretesto per visitare, conoscere ed entrare in contatto con una spiritualità rinnovata.
In questi ultimi anni i pellegrinaggi paiono godere di un nuovo slancio in virtù di un aumentato bisogno di spiritualità che può essere soddisfatto da un’esperienza toccante  e totalizzante come un viaggio che attraverso la natura aiuti a ritrovare la fede.


Si propongono tre meravigliosi percorsi che attraversano la Provincia di Forlì-Cesena, alla ricerca dei luoghi della fede e alla scoperta di siti della storia, di paesaggi di grande bellezza e di una devozione rinnovata verso i luoghi e i santi della nostra storia...
 
Il percorso transnazionale dei moderni pellegrini Cammino di Assisi prevede l’itinerario d’attraversamento della Romagna, toccando EREMO MONTEPAOLO, DOVADOLA, ROCCA SAN CASCIANO, PORTICO DI ROMAGNA, PREMILCUORE, SANTA SOFIA (CORNIOLO, CAMPIGNA), e si passa quindi in Toscana, direzione ASSISI...

E’ attiva l’Associazione Cammino di Assisi. E’ possibile conoscere dettagli, itinerari ed eventi presso il sito: 

www.camminodiassisi.it
http://www.camminodiassisi.it/tappe-e-percorsi.html

San Francesco e Sant'Antonio, il Serafico fondatore ed il Dotto Apostolo (meo episcopus)  dell’ordine francescano, sono due “figure” incommensurabili, che hanno acceso un perpetuo motore di spiritualità umile e semplice, una fonte inestinguibile per tutti coloro che soffrono d’arsura esistenziale…
Proprio su questi presupposti nasce l’esigenza di offrire un Cammino che esaudisca la nuova esigenza spirituale, che diversamente dal passato è una ricerca di “movimento” dove il pellegrino vuole esplorale in primis originali contaminazioni pur di aprirsi alla compassione di quell’Amor “che move il sole e l’altre stelle”. Apparentemente lo scopo del pellegrino è di camminare verso ad Assisi, ma in verità “avanza  dentro se stesso” per congiungersi al divino celato in Lui…

Il Cammino di Assisi non è un pellegrinaggio architettato come si potrebbe pensare,  ma è la concatenazione di tanti brevi pellegrinaggi tradizionali che già preesistano nell’ambito locale (Vedi: Assisi, La Verna, la Casella, Cerbaiolo, Montecasale, Montepaolo di Dovadola) legati a peculiari devozioni e che rivissuti in questa dimensione daranno un nuovo slancio alla ricerca interiore rinverdendo l’essenzialità della dottrina di Francesco.

Il percorso è stato concepito su dei punti inderogabili, legati all’essenza del pellegrinaggio stesso, si parla di S. Francesco e S. Antonio da Padova, ma anche dei tanti confratelli, che chiaramente hanno partecipato a spiritualizzare ed edificare codesti Luoghi, che seguitano ancora a palesare indelebili vissuti spirituali. Le località transitate sono prevedibili per la tradizionale presenza francescana, mentre i sentieri di collegamento per il pellegrino sono state scelti in modo da offrire un percorso che rispecchi veramente le antiche vie di comunicazione senza trascurare le attrattive panoramiche dei territori attraversati.
 
La ricerca in questo senso è stata molto circostanziata per offrire un itinerario assai interessante dal punto di vista della qualità ambientale e culturale, eliminando gli eventuali rischi di percorso, giacché il viandante cammina quasi sempre in solitario su sentieri collinari anche spopolati. E’ stato valutato che per un 80% circa il percorso debba essere transitabile anche in bicicletta, poiché questa nuova tipologia di pellegrino sta rimpiazzando la moltitudine dei pellegrini a cavallo di una volta. E' in atto una feconda collaborazione con il Corpo Forestale e l'Ente tutela Parchi, giacché buona parte di sentieri transiterà su aree sotto la loro egida.
Si parte dalla romagnola Dovadola, nel cui territorio sorge l’eremo di Montepaolo, quindi il percorso attraversa Rocca San Casciano, Portico di Romagna, Premilcuore, Santa Sofia (Corniolo, Campigna), e si passa quindi in Toscana percorrendo un bellissimo crinale immerso nel parco del Casentino, giungendo Badia Prataglia (comune di Poppi), Chiusi della Verna, Michelangelo Caprese, Pieve Santo Stefano, Sansepolcro, si entra infine in Umbria con Città di Castello, Pietralunga e si prosegue per Gubbio, dove esiste la possibilità di proseguire per Valfabbrica (classico percorso francescano) oppure dirigersi verso il meraviglioso parco del monte Cucco transitando per Gualdo Tadino per giungere infine a Nocera Umbra e calpestare lo stesso sentiero dell’ultimo rientro ad Assisi di San Francesco, ormai già conscio dell’imminente “Estremo Viaggio”.

….e vi presentiamo anche un nostro itinerario dedicato a SAN ANTONIO DI PADOVA IN ROMAGNA
 
Sant’Antonio da Padova, uno dei santi più venerati in Italia, è nato in Portogallo, a Lisbona, nel 1195. Era figlio dei nobili Martino de’ Buglioni e donna Maria Taveira. Fu battezzato con il nome di Fernando. Entrò nel monastero agostiniano di São Vicente, fuori le mura di Lisbona, dove rimase per due anni per poi trasferirsi a Coimbra città importante del Portogallo in cui rimase dal 1212 al 1220.
Verso la  fine dell’ estate del 1220 Fernando abbracciò  l'ideale francescano di cui subì il fascino irresistibile.
Nel settembre 1220, vestendo l’abito francescano cambiò anche il proprio nome per assumere quello di Antonio, l’eremita egiziano titolare del romitorio di Santo Antao dos Olivãis presso cui vivevano i francescani. Dopo un viaggio che lo avrebbe condotto anche in Sicilia, cominciò un viaggio che lo avrebbe condotto ad Assisi nel 1221. In quell’occasione fu notato da frate Graziano, ministro provinciale della Romagna che lo invitò a seguirlo.


Si propone, qui di seguito, un breve ma suggestivo percorso tutto romagnolo sulle orme di S.Antonio.
 
Da Montepaolo a Predappio
In compagnia di Graziano da Bagnacavallo e d’altri confratelli romagnoli, Antonio giunse a Montepaolo nel giugno 1221.
Le sue giornate trascorrevano in preghiera, mediazione e umile servizio ai confratelli.
Sant’Antonio rimase a Montepaolo, molto probabilmente,  fino alla Pentecoste (22 maggio) o al massimo fino a settembre dello stesso anno.
Qui a Montepaolo Antonio chiese ad un compagno spirituale di cedergli la grotta scelta dallo stesso per ritirarsi in preghiera. Il buon confratello accondiscese all’appassionato desiderio del giovane portoghese. E’ in questo luogo che il Santo  si ritirava ogni giorno per vivere solo con Dio, solo in rigore di penitenze e intima preghiera, in prolungate letture della Bibbia e riflessioni per unirsi alla vita dei confratelli durante le preghiere comuni e per i pasti.
L’Eremo di Montepaolo è stata la prima dimora di frate Antonio in Italia. Qui si respira un’atmosfera “sacra”.
Si può visitare la chiesetta che conserva una Sua reliquia e pregare nella grotta dove il Santo si ritirava a pregare.
La zona in cui sorge l’Eremo è soggetta a ininterrotte frane e smottamenti, tanto che il luogo dove - secondo la tradizione - era situato l'eremo, ora è una depressione in fondo alla valle del Samoggia, alla destra del corso d'acqua. Sul luogo dell'antico eremo venne eretto un oratorio nel 1629, come ex-voto per la guarigione ottenuta da S.Antonio. Si mantenne memoria anche del luogo della grotta.
L'oratorio fu travolto da una frana e sostituito da un secondo ad opera dei Padri Emanuele De Azevedo (biografo - 1790 - di S. Antonio, oltre che suo compatriota) e Andrea Michelini, alla fine del secolo XVIII. Si ricostruì anche la grotta del ritiro del Santo. Ma anche questi nuovi edifici furono inghiottiti da frane e slavine.
All'inizio del 1900 la memoria di S. Antonio a Montepaolo fu affidata ai Frati Minori della Provincia delle Stimmate con sede a Firenze. I frati pensarono di rinnovare il santuario in luogo elevato e sicuro.
Il 26 novembre 1904  riedificarono la Grotta sul lato nord del colle, ricollocandovi la statua del Santo in terracotta..
Nell'area ovest prospiciente l'ospizio, nel 1908, venne posata la prima pietra del santuario, progettato dal P. Baldassarre da Bibbiena, consacrato il 7 settembre del 1913 da Mons. Luigi Capotosti .
I frati curarono il rimboschimento del colle e facilitarono l'accesso al santuario da1 versante di Dovadola, sostituendo la preesistente mulattiera con una strada, terminata nel 1931, realizzata con il contributo personale del Capo del Governo Benito Mussolini. In relazione a questo fu eretto, nei pressi del santuario, in fondo a un maestoso viale di cipressi la "Cappella espiatoria" in memoria di Arnaldo (fratello) e Alessandro (figlio) di Mussolini.

Lasciato Montepaolo, ci si sposti verso la strada statale 67 in direzione di Forlì fino a Castrocaro, per cambiare Vallata e spostarsi dalla Valle del Montone e quella del Rabbi e passando attraverso Fiumana, raggiungere in breve la cittadina di Predappio. Cara al Duce in quanto sua città natale, la città nuova di Predappio, interamente progettata nel periodo fascista, ospita alla fine del viale lungo il quale si sviluppa la grande chiesa progettata da Cesare Bazzani e realizzata tra il 1931 e il 1934; la chiesa parrocchiale di S.Antonio  venne consacrata al culto il 13 giugno del 1935.  La prima pietra della costruzione,  inizialmente dedicata a Santa Rosa da Lima ( con esplicito riferimento al nome della madre di Benito Mussolini Rosa) , fu posta il 30 agosto 1925 su un terreno donato da un privato e con il patrocinio di un comitato diretto da Rachele e Arnaldo Mussolini. Le difficoltà politiche tra Stato e Chiesa bloccarono di fatto gli entusiasmi costruttivi e impedirono di procedere nei tempi previsti dal regime; solo dopo il 1929, in seguito alla sottoscrizione del Patti Lateranensi   e in particolare nell'ottobre del 1931 iniziarono i lavori per la costruzione della chiesa, dedicata non più a Santa Rosa ma a Sant’Antonio, evangelizzatore francescano delle terre di Romagna, titolo dal forte impatto emotivo per una terra come la Romagna in cui la devozione popolare per il santo era molto forte.
La facciata principale della chiesa, rivestita con lastre di marmo di Cagli e di Trani, risulta tripartita, con la parte centrale più alta e sormontata da un timpano triangolare. Sull'ordine che attraversa l'intera facciata poggia il grande arco che racchiude la lunetta bronzea dello scultore romano Publio Morbiducci, raffigurante Sant'Antonio da Padova appoggiato su un ceppo di quercia a tuttotondo su uno sfondo a motivi decorativi fitomorfi.

Da Predappio a Forlì
Lasciata Predappio si seguano  le indicazioni  per giungere in circa 30 minuti di automobile a Forlì.
Nel settembre 1222 si tenevano a Forlì le ordinazioni sacerdotali di religiosi domenicani e francescani.
In tale occasione Antonio tenne un discorso improvvisato che rivelò la sua profonda spiritualità e la sua straordinaria cultura biblica. Per questo, ricevette l’incarico di predicatore. Predicò con successo contro le eresie dei Catari e degli Albigesi nell’Italia del Nord e nel Sud della Francia, guadagnandosi il titolo di “Martello degli eretici”. Riscosse grande successo ovunque e presso ogni ceto sociale.
Da quel momento Sant’Antonio non fece più ritorno a Montepaolo  se non per dire addio alla sua grotta, per riabbracciare i confratelli, raccomandandosi alla loro simpatia e preghiera.

Sant’Antonio inizia così la sua missione di predicatore in Romagna. Parlava con la gente, ne condivideva l’esistenza umile e tormentata, alternando l’impegno della catechizzazione con l’opera pacificatrice. Attendeva alle confessioni, si confrontava personalmente o in pubblico con i sostenitori di eresie.
A Rimini, nel 1223, ebbe luogo l’episodio riportato dalla tradizione, secondo il quale sant’Antonio vince la testardaggine di un eretico che non voleva credere nella presenza reale di Cristo nell’Eucarestia.
Sul finire del 1223 ad Antonio venne chiesto di insegnare teologia a Bologna, per due anni, come teologo.
Sant’Antonio è dunque stato il primo insegnante di teologia del neonato ordine francescano.


 
Il percorso transnazionale dei moderni pellegrini Via Romea Germanica prevede l’itinerario d’attraversamento della Romagna in cinque tappe: RAVENNA-FORLI’; FORLI’- CUSERCOLI; CUSERCOLI-S.SOFIA; S.SOFIA-BAGNO DI ROMAGNA; BAGNO DI ROMAGNA –COREZZO (AREZZO)

E’ sorta l’Associazione transnazionale Via Romea di Stade/Via Germanica. E’ possibile conoscere dettagli, itinerari ed eventi del percorso presso il sito: 

http://www.viaromeadistade.eu 
http://www.viaromeadistade.eu/index.phpoption=com_content&view=category&id=20&Itemid=139&lang=it
 
Nel XIX secolo, in Sassonia, è stato rinvenuto un documento del 1236 descrivente l’itinerario dei pellegrini che dalla città anseatica di Stade intendevano raggiungere Roma, città Santa. Il documento, redatto dall’ Abate Alberto, frate francescano del convento di Santa Maria di Stade è stato formulato come un dialogo narrato tra due pellegrini romei: Tirri e Firri. Qualche anno dopo, verso il 1250, un monaco benedettino anglonormanno, Matthew Paris, redigeva una mappa in pergamena a colori con i possibili itinerari che partendo dalle Isole Britanniche e dalla Francia raggiungevano Roma.
Le due opere sono accomunate da alcune tappe, come ad esempio il Passo dell’Alpe di Serra. Quest’ultimo, a 1178 metri sul livello del mare, ha rappresentato per molto tempo un passaggio pressoché obbligato per attraversare gli Appennini e raggiungere Roma, utilizzato anche dagli abitanti di Toscana e Romagna per congiungere Bibbiena e Bagno di Romagna, San Piero in Bagno e Sarsina prima del tracciamento del passo dei Mandrioli a 1173 metri di altitudine. Le definizioni per questo itinerario sono molto numerose: Via Vecchia Romagnola, oppure via Maior (così definita negli atti dei camaldolesi a partire dall’XI secolo e fino ai nostri giorni), oltre a  "Romerstrasse" (“Strada  dei Romei”) in Baviera, "Via Romea" nella valle del Po,  e "Via Romea dell'Alpe di Serra" dagli studiosi. E’ altresì definibile come  "Via degli Eserciti" o "Via degli Svevi", poiché è certo che essa abbia visto il passaggio di numerosi imperatori germanici, re, ed eserciti, ancor più numerosi dei pellegrini, in transito fra la Germania e Roma.
La via dell’Alpe di Serra, insomma, notissima fin dal XIV secolo rappresentava il corridoio d’accesso appenninico da e per Roma. Il territorio a lungo appartenuto ai Conti Guidi venne assoggettato dalla Repubblica di Firenze tra il XIV e il XV secolo, successivamente passato in eredità al Granducato di Toscana, quindi alla Provincia di Firenze fino al 1923 quando il territorio subì un frazionamento che consentì il passaggio di una parte considerevole di questo territorio alla Provincia di Forlì (oggi Forlì-Cesena).
Il tratto di Via Romea dell'Alpe di Serra che si propone qui di seguito è piuttosto breve ma molto suggestivo con  tratti impegnativi; è consigliabile nei periodi di bella stagione.
L’itinerario dell’Abate Alberto dalla città di Stade prevede una serie di tappe intermedie tra le quali, in Italia, Bressanone, Bolzano, Trento, Feltre, Padova, Adria, Bologna, Castel San Pietro, Imola e Faenza, per entrare, quindi, nel territorio dell’odierna Provincia di Forlì Cesena a Furlin (Forlì), in cui possiamo immaginare che i pellegrini fossero invitati alla sosta di preghiera presso l’Abbazia di San Mercuriale, luogo occupato dai monaci già a partire dal secolo IX. Qui sono conservate le reliquie del primo vescovo della comunità cristiana locale San Mercuriale, vissuto nel V secolo, che nel corso dell’epoca medievale divennero oggetto di venerazione locale e dei pellegrini che provenivano anche dal Nord Europa.
Il complesso abbaziale, di notevoli dimensioni, comprendeva anche un ospedale per i pellegrini. Presso la Pinacoteca di Forlì, nella moderna sede dei Musei del San Domenico è ospitato, tra l’altro, un interessante capitello in pietra in cui gli storici hanno riconosciuto la figura di San Mercuriale ma anche quella di un monaco che sembra benedire un pellegrino inginocchiato, e riconoscibile attraverso gli abiti e accessori da “viaggiatore”.
Risale al 1230 circa la lunetta ormai concordemente attribuita al Maestro dei Mesi di Ferrara, vicino all’Antelami e che racconta il viaggio dei Re Magi verso Cristo con un linguaggio innovativo, proposto dal maestro che, evidentemente, ebbe contatti con la cultura artistica francese coeva.
Lasciata Forlì la guida dell’Abate consiglia di attraversare San Martino in Strada. Il suo toponimo ne denuncia la posizione lungo la direttrice appenninica.
La chiesa dedicata a San Martino, nota fin dal X secolo, assunse grande importanza insieme al castello non più esistente e che sopravvive nella memoria nella via denominata via dei Bastioni.
Lasciata San Martino in Strada si giunge rapidamente a Meldola, piccolo centro romagnolo raccolto intorno alla sua rocca. Qui sono numerosi i luoghi per ristorare lo spirito:
La Chiesa di S.Nicolò venne costruita intorno al 1180 ed erede dell’antica pieve locale; vi si venera dal 1621 la Beata Vergine del Popolo, patrona della città.
Presso la Cappella del Crocifisso con coperture a botte e risalente al 1417, è conservato un ciclo di affreschi della scuola del Melozzo risalente al 1508 che illustra il ciclo della Passione di Cristo.
Infine presso la chiesa di San Francesco, molto rimaneggiata rispetto alla primitiva chiesa del 1249 è visibile un bel Crocifisso di scuola giottesca riminese collocabile cronologicamente tra il XIV e il XV secolo.
Lasciata Meldola si segua la via Bidentina per raggiungere velocemente Civitella; il paesino, divenuto famoso per le sue ciliegie, è raccolto intorno al bel Santuario della Beata Vergine della Suasia, espressione della devozione popolare che in questo edificio volle ricordare la miracolosa apparizione delle Vergine nell’anno 1556. Il Santuario di presenta attualmente a pianta centrale, con una grande cupola eretta in sostituzione dell’antico tiburio ottagonale. L’immagine miracolosa è un affresco di scuola toscana risalente al XV secolo che rappresenta la Vergine con il Bambino.
Proseguendo lungo la stessa Bidentina, all’altezza di S.Sofia occorre effettuare una deviazione per S.Piero in Bagno; si tratta di una parte della "Traversa di Romagna" voluta dal Granduca Francesco Leopoldo II nel 1836 e destinata a collegare Bagno di Romagna a Rocca a San Casciano (Carnaio - Santa Sofia - Galeata - Forche - Strada San Zeno - Centoforche) opera ultimata nel 1840 sotto la direzione dell'ing. Tommaso Lepori. Il percorso con straordinari panorami attraversa il Passo del Carnaio, nome poco rassicurante che deriva, forse, da una sanguinosa battaglia avvenuta quando il territorio era punto di frontiera tra la Repubblica Fiorentina e lo Stato Pontificio.
San Piero in Bagno è oggi un moderno centro parte integrante amministrativa del Comune con Bagno di Romagna. Da visitare: Palazzo Pesarini: edificato tra il 1780 e il 1790 è l’esempio più significativo di dimora signorile dell’alta Valle del Savio, oggi Sede della Comunità Montana dell’Appennino Cesenate. La Chiesa con l’annesso convento francescano di San Piero è stata ricostruita dopo i danni subiti in seguito al terremoto che nel 1918 la ridusse ad un cumulo di macerie; il luogo è anche ricordato per la frequentazione francescana proveniente dal Santuario de La Verna. Palazzo Giommoni è un manufatto interessate, esito dell’accorpamento di edifici di epoche differenti. Sulla facciata è ancora lo stemma della famiglia Fabbri della Faggiola a cui il palazzo è appartenuto fino agli inizi del Novecento.
 
Risalendo la Val Savio si raggiunge “l’altra metà di S.Piero in Bagno” ovvero Bagno di Romagna, con cui forma un’unica entità amministrativa e raggiungibile anche in bicicletta attraverso un moderna ciclabile.
  
Bagno di Romagna (alt. 490) , dall'aria salubre e vivace di turismo, coi suoi bei viali alberati, i giardini, gli alberghi, le terme e un centro storico perfettamente tenuto conserva l'aria di centro amministrativo mediceo e granducale. Un misto di toscano e di romagnolo che ben amalgama elementi culturali altrimenti poco compatibili. Bagno era nota già presso i Romani che la frequentavano in virtù delle sue salubri acque calde che sgorgano a circa 39 gradi.
Il borgo, piccolo, ma elegante e civettuolo dice molto dei fasti di cui godette in età medicea e granducale; lungo la via Fiorentina fa bella mostra di sé il Palazzo del Capitano con le insegne dei capitani fiorentini che venivano inviati a governare in questo territorio. La località era nota anche nel medioevo come “Balneum sanctae Mariae” ovvero come “Les Bains de Notyre Dame”: le guide dell’epoca la consigliavano per stemperare il corpo dalle fatiche del lungo viaggio verso Roma.
I pellegrini potevano fermarsi a pregare presso la locale Basilica di Santa Maria Assunta, attestata sin dal IX secolo e che parla l’idioma fiorentino: lo confermano il materiale da costruzione utilizzato: la pietra grigia serena ma soprattutto le belle opere ivi custodite, tra le quali si segnalano il Trittico di Neri di Bicci, una terracotta di policroma (S.Agnese) di Andrea della Robbia, il tabernacolo attribuito alla scuola di Giuliano da Maiano.
Da Bagno di Romagna ci si inerpica, con l’auto, in direzione Bibbiena, per giungere fino al Passo dei Mandrioli a 1173 metri s.l.m., lungo una strada a tornanti.
Il Passo di Serra è raggiungibile solo a piedi; da Serra in un'ora e quaranta minuti di dura salita, oppure dal Passo dei Mandrioli, percorrendo il crinale appenninico, assai agevole, in meno di un'ora. Consigliamo questa  seconda soluzione con partenza dal Passo dei Mandrioli.
Dal Passo dei Mandrioli (alt.1179) una strada con massicciata di pietre irregolari, tabellata, si inerpica subito in quota a 1219 m e prosegue fra fitte faggete e abetine a quote fra i 1170 e i 1200 metri circa, sino ai piedi del ripido rilievo dal curioso nome di Monte Zuccherodante  (alt. 1224). Qui il sentiero lascia il crinale  per portarsi sul versante casentinese, dove a quota 1070 m incrocia la Via Romea che sale da Serra.  Giunti all’Alpe di Serra si segua il sentiero n.177 conducente alla località Gualchiere e che incrocia la statale 3bis per poter riprendere un mezzo e raggiungere nuovamente il Passo dei Mandrioli.
 


 
Il percorso dei moderni pellegrini Il Cammino di San Vicinio  prevede l’itinerario tra Romagna ed Aretino in quattordici  tappe:
Tappa 1 SARSINA - BAGNO DI ROMAGNA; 2 BAGNO DI ROMAGNA – CAMALDOLI; 3 CAMALDOLI - BADIA PRATAGLIA;  4 BADIA PRATAGLIA - LA VERNA;   5 LA VERNA – VERGHERETO;  6 VERGHERETO – BALZE; 7 BALZE - SANT’AGATA FELTRIA;  8 SANT’AGATA FELTRIA - PIETRA DELL’USO; 9 PIETRA DELL’USO - SOGLIANO AL RUBICONE;  10 SOGLIANO AL RUBICONE – BORGHI; 11 BORGHI – SORRIVOLI;  12 SORRIVOLI – CESENA;  13 CESENA – CIOLA;  14 CIOLA - SARSINA


E’ sorta l’Associazione Il Cammino di San Vicinio. E’ possibile conoscere dettagli, itinerari ed eventi presso il sito: 
www.ilcamminodisanvicinio.it
http://www.ilcamminodisanvicinio.it/percorso-mappa.asp

San Vicinio si ricorda come Vescovo e Protettore dei sarsinati che visse fra il III e IV secolo.
Molto probabilmente  il Santo era originario della Liguria e giunse a Sarsina poco prima delle grandi persecuzioni di Diocleziano e Massimiano (303-313). Morì verso l'anno 330, sembra il 28 agosto; in quel giorno si celebra la sua festa.
San Vicinio è conosciuto come taumaturgo e guaritore, soprattutto nel caso di esorcismi. Moltissimi fedeli si recano in pellegrinaggio presso la Basilica di Sarsina solo per ottenere la benedizione indossando il famoso collare di metallo che lo stesso santo indossava per penitenza durante la preghiera.

  
I dettagli del percorso completo li troverete nel link succitato; qui ci piace sottolineare particolare di alcune tappe (la 13, la 14, la 1 e la 7) , con luogo di partenza Cesena, sede della diocesi Cesena Sarsina , punto “zero”, essendo la tappa più pianeggiante di tutto il percorso...
 
Tappa Cesena – Roversano - Ciola
 La 1° tappa  si presenta  piuttosto impegnativa per via della lunghezza del percorso di oltre 26 km. che prevede dislivelli accettabili intorno ai 600 metri; si segue il corso del fiume Savio, scavalcando il Ponte Vecchio, insigne monumento cittadino a schiena d’asino eretto a partire dal 1773 e terminato nel 1779.
Attraverso il Parco del Fiume Savio si raggiunge Roversano, ben riconoscibile dall’alta mole della sua Torre posta a 200 metri s.l.m. costruita come torre di avvistamento e parte integrante di un sistema difensivo fatto di torri e utilizzate per comunicazioni e segnalazioni di pericoli imminenti.
Lasciata Roversano si  procede in direzione di Borello; qui in località Il Mulino (toponimo che rivela le funzioni del luogo posto sul fiume Savio), si attraversa la E45 Cesena - Roma per raggiungere Bora Bassa, quindi Bora Alta seguendo, da questo momento, il versante opposto del Savio. Giunti a Falcino, bisogna seguire per Ciola, presso la Chiesa di San Lorenzo, a 600 metri s.l.m.
 
Tappa Ciola – Montesorbo – Calbano - Sarsina
la seconda tappa, piuttosto facile, da Ciola consente di arrivare a Sarsina, attraverso un percorso di circa 13 km, molto panoramico e con un dislivello in saluta di circa 220 metri.
La prima sosta è la Pieve di Montesorbo, straordinario monumento della Regione Emilia- Romagna; la chiesa di Santa Maria Annunziata, è un mirabile esempio,  per antichità e bellezza, di chiesa romanica a croce greca. Collocata su un poggio che domina sereno e solitario l'area della Pieve lascia respirare un'aria di grande intensità e raccoglimento. Edificata nell'VIII secolo, presenta una rara pianta a croce greca già luogo di pellegrinaggi a partire dal Medioevo.
Da Montesorbo occorre ritornare per un breve tratto indietro e dirigersi verso il Monte San Vicinio; a 600 metri sul livello del mare. Protetti da alberi che garantiscono una buona ombreggiatura ci si trova in un luogo mistico già frequentato da San Vicinio,  che qui si ritirava per pregare in solitudine. Appena sotto il monte segnalato da una piccola chiesa e più in alto da una croce, è la Fonte di San Vicinio, protetta da una grotta in cui è necessario scendere per raggiungere la sorgente.
Dopo un breve ristoro si riprende il cammino per giungere fino alle porte di Sarsina, a Calbano.
Si tratta di un antico castello, di cui sono riconoscibili tratti di muratura e l’impianto generale. Siamo ormai arrivati a Sarsina, per raggiungere la quale serve scendere, lungo la strada asfaltata principale.
L’antica “Sassina” è la patria di illustri personaggi: Tito Maccio Plauto, scrittore latino nato intorno al 250 a.C.,  autore di famose commedie come la Casina e il Miles gloriosus e  San Vicinio, a cui si lega la tradizione del collare dalle proprietà taumaturgiche e a cui è dedicato l’intero percorso; inoltre, Lucio Pisone  che si distinse nella battaglia di Canne; ultimo ma non meno importante Cesio Sabino importante magistrato romano, artefice di importanti opere di edilizia sarsinate.
Sarsina, situata lungo la direttrice della strada E45, fu fondata dagli Umbri intorno al V-IV sec. a.C., ma saranno i Romani a farne un centro di primaria importanza a partire dal 266 a.C., anno della fondazione.
Nella cittadina sono ancora numerose le vestigia dell’età romana; in particolare, presso il  Museo Archeologico Nazionale. Si tratta di un unicum imperdibile. I materiali custoditi nel museo, istituito nel 1890, provengono soprattutto dalla località di “Pian di Bezzo”, dove è stata rinvenuta una necropoli romana di grande interesse. Nelle sette sale del piano terra il visitatore va alla scoperta delle credenze e dei culti romani legati al mondo degli Inferi. Le steli funerarie, le epigrafi, le sepolture ed i mausolei conservati, che permettono di comprendere la composizione della società romana nel periodo I sec. a.C. – II sec. d.C., testimoniano la potente influenza esercitata da suggestioni e riti religiosi orientali ed egiziani. Da segnalare all’interno della sede espositiva: il Mausoleo di Petus, quello di Rufus, il grande pavimento a mosaico del III sec. d.C. con il Trionfo di Dioniso, nonché la scultura ricomposta di Attis.
Altro importante luogo sarsinate è la  Basilica Cattedrale. Intitolata a San Vicinio, l’imponente chiesa fu probabilmente edificata nel X secolo. Le tracce di pronao in facciata ed il grande campanile in stile bizantino rendono ancora più prestigioso il santuario affacciato su Piazza Plauto.
L’interno custodisce alcune opere di valore tra  cui  l’ambone in marmo del XII secolo, di scuola sassone, con i simboli dei quattro evangelisti, un fonte battesimale con teste di ariete angolari. Nel presbiterio sono sistemati numerosi dipinti, tra cui la Visitazione di Michele Valbonesi da Ranchio e la Messa di San Gregorio Magno, attribuita allo Scarsellino. A tutte le ore del giorno è possibile imbattersi in qualche pellegrino desideroso di ottenere la benedizione del collare appartenuto al Santo patrono: al collare sono attribuite proprietà taumaturgiche in grado di scacciare il maligno.
 
Tappa Sarsina – San Piero -  Bagno di Romagna
A Sarsina si prenda, all’uscita della cittadina, l’indicazione per il Parco Naturale delle Marmitte dei Giganti:  qui i due corsi d’acqua Rio Crocetta e Fosso Molinello hanno modellato l’arenaria trasformandola in sculture a cielo aperto. Per molto tempo, la credenza popolare ha voluto che fossero i giganti ad avere creato le marmitte utilizzate per scaldare il proprio cibo…
Un sentiero segnato attraversa il parco, scavalca il Fosso del Mulinello e si riallaccia alla strada che conduce a Montalto e Careste. A Montalto un sentiero conduce all’Abbazia di San Salvatore in Summano che un documento ricorda essere stata costruita nel 1041. Il luogo a causa degli interventi di vari epoche è stato molto alterato ma l’abbazia gode ancora del fascino dei luoghi di culto immersi nella natura. A ritroso si ritorna al bivio di Montalto e si prosegue per la strada comunale raggiungendo il crinale tra il fiume Savio e  il torrente Borello. Raggiunto il sito di Careste, si rinvengono i ruderi del castello  e della chiesa di S.Andrea. Raggiunti i ruderi della chiesa di San Mamante il percorso devia (109 CAI) per raggiungere Facciano e poi attraverso il sentiero 113 CAI giungere a fino alla sommità del Monte Mescolino. Da qui conviene scendere per raggiungere la strada pronviale 26 e proseguire fino a San Piero in Bagno quindi Bagno di Romagna.   
A San Piero si consiglia la visita dell’oratorio di San Giovanni, dove si può ammirare la tela con San Giovanni Battista e la Trinità di Andrea Versari, datata 1654, e la Chiesa di San Pietro in Vincoli, elegante chiesa che conserva una tavola con la Madonna il Bambino e Santi, un crocifisso di Girolamo della Robbia (1530-1566) e un crocifisso di scuola fiorentina del XV secolo.
Da qui si potrà raggiungere il celebre Eremo di Camaldoli con un percorso di 20 km e  un dislivello medio il salita di 1.250 mt. Si tratta di una tappa certamente impegnativa che ripagherà i più ambiziosi delle fatiche fisiche con un ristoro spirituale nel luogo che San Romualdo fondò nell’ XI secolo.
 
 
Dall’ Eremo di S. Alberico di Verghereto alle Sorgenti del Tevere
(prima parte della 7^ tappa sul Cammino di San Vicinio)
 
Sulla vita di Sant’Alberico non vi sono notizie certe ma sembra molto affine a quella di San Romualdo, con cui condivise una vita austera e solitaria, votata alla meditazione e alla preghiera. Secondo alcuni storici sarebbe vissuto nel V secolo, secondo altri nel XIII secolo. Oggi, tuttavia, si propende per l’ipotesi che il santo sia vissuto nell' XI secolo. Si dice che il santo avesse nobili origini ravennati o toscane. Alberico, guidato da una profonda fede, abbandonò la vita mondana per ritirarsi in  presso l’Abbazia Benedettina di Valle Sant’Anastasio, nei pressi di San Marino. Nelle sue peregrinazioni, giunse poi all’Eremo di Ocri, eretto da San Pier Damiani nei pressi di Sarsina e da qui alla ricerca di un luogo più silenzioso e solitario, giunse così sul Monte Fumaiolo, in un Eremo vicino alla località Balze, fondato da San Romualdo intorno all’anno Mille (952 - 1027), dove visse fino alla sua morte, che si ritiene avvenisse nell’agosto del 1050. Sant’Alberico visse in questi luoghi in completa solitudine e isolamento e oggi l’Eremo porta il nome di Celle di Sant’Alberico.
Nel secolo XIV, forse a causa di una revisione dei confini compiuta dalla Repubblica di Firenze in questa zona, il corpo di S. Alberico venne trasferito all'interno del territorio del Montefeltro, in un'urna dell'Abbazia di Valle S. Anastasia. Nel 1698 il Vescovo Bernardino Bellocci dispose che la salma tornasse all’Eremo delle Balze, dove,  in una teca, è venerata la tibia del santo. Si pensa che questa reliquia abbia poteri taumaturgici e possa guarire dai dolori alle ossa e alla schiena e dall’ernia e per questo meta di numerosi pellegrinaggi. 
L’Eremo situato nella diocesi di Sarsina, a 1.147 metri s.l.m., tra il monte Ocri, il monte Aquilone e il massiccio del Fumaiolo è anche uno dei pochi a essere rimasto in funzione ed è visitabile da maggio a ottobre. Lo si raggiunge attraverso un’antica mulattiera, che parte dalla località Capanne, in meno di un’ora di cammino.
Sul finire dell' XI secolo era già esistente a circa un miglio dalla Cella di S. Alberico il monastero di San Giovanni Battista inter ambas Paras, (così detto perché sorgente tra i due rami iniziali del fiume Para), che secondo un documento del secolo XIV sarebbe stato fondato da S. Alberico.
Almeno dal XIV secolo l'Eremo, come pure il monastero di S. Giovanni Battista inter ambas Paras, fu di proprietà dei monaci Camaldolesi, che lo tennero fino al 1821. In quella data l'Eremo passò a privati. Devoto del santo, il Granduca Leopoldo II di Toscana si recò in pellegrinaggio all'Eremo nel 1835, pernottando alle Balze in casa Gabiccini. In quell'occasione il Granduca decise la costruzione della mulattiera detta "Via Nuova", che dalle Balze conduce direttamente all'Eremo senza sconfinare in territorio del Montefeltro (il percorso di arrivo degli escursionisti). Allo stesso modo fece sistemare il sentiero "delle scalette" che dall'Eremo scende verso la Cella. Nel 1873 furono eseguiti una serie di interventi conservativi  per consolidare la chiesetta e l'annesso rifugio istituendo altresì la Via Crucis lungo la mulattiera che va dalle Balze all'Eremo.
 
Il percorso escursionistico inizia dalla località Balze; usciti lungo la E45 Cesena – Roma a Verghereto  si seguono le indicazioni  per Balze. In questa zona si possono ammirare una serie di paesaggi caratterizzati da formazioni calanchive di argille tipiche dell’Appennino romagnolo.
Il sentiero si imbocca subito appena usciti dal paese sulla strada che conducente  a Capanne che indica proprio l’eremo di S.Alberico. Il percorso è caratterizzato nella sua prima parte da un sentiero a ciottoli in salita; al bivio, si segue a destra per giungere fino all’Eremo.
Giunti alla meta, ci si trova davanti ad un edificio in sasso, protetto da una cancellata.
Per chi volesse continuare la passeggiata, oltrepassato il silente luogo, il sentiero che continua sulla sinistra conduce fino al Monte Fumaiolo, attraversando un sottobosco di felci che lascia il posto ad una grande faggeta.
Seguendo i cartelli tristici si arriva al Monte Fumaiolo, da cui ha origine il fiume Tevere, segnalato da una colonnina contrassegnata dall’aquila voluta dal regime fascista. 
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